Father and son, Oreste and Alberto

From Milan: Alberto Albertini remembers his father, the painter (my grandfather)

ORESTE ALBERTINI: OA

ORESTE ALBERTINI, Prato di Cascina Bizzana, 1923. Oil on tablet, 102 x 47 cm - Tryptic

ORESTE ALBERTINI, Prato di Cascina Bizzana, 1923. Oil on tablet, 102 x 47 cm – Tryptic

Stories of Lombardy

2007, Sunday May 20, 2:59PM   No one will ever convince me that I ‘m eighty, although I admit that the oldest memories fade so much that I often wonder whether those facts really happened. As if they had been archived in files I pick up periodically to see if everything is in order, until one ends up remembering files rather than facts.

1931-32. Pecetto-Macugnaga. It is as if the house in which we lived hadn’t existed, only the door with a few steps in stone and a not very distant stream. OA used to put me in charge of washing his brushes. They had to be rubbed on the soap, then on the hand’s palm until the color dissolved; and in the end rinsed in the stream.

While posing for the painting: Sotto l’ombrellone, I used to complain about pins and needles in my legs.

Beside the stream, OA was playing with me throwing pebbles against a stone placed on a bigger stone. While walking by the lake Lugano, instead, if I threw pebbles into the lake OA was telling me: it’s forbidden, because you make Italy smaller!! Such a convincing statement, though, left me perplexed. But it brings up the atmosphere of fascist nationalism…OA was clearly joking.

Painter Moretti Foggia was at times in Macugnaga. He owned a professional wooden view camera and a wooden tripod. I don’t know if such a special tool was for landscapes to be retouched in the studio, but I do know he made a beautiful family picture of us, and the most impressive operation, to me, was that, to click the photo, he squeezed a small bulb connected to the view camera by a thin rubber hose…

Before, it must be 1929 because I learned to walk in Pera di Fassa [on the Dolomites], in the fields of Ciampedie, we lived in the house of the very famous mountain guide Tita Piaz. They told me -I can’t remember that- that Tita held his baby son out of the window to make him familiar with the void, and prevent vertigo.

It was the place where certain a priest, father Gilardi, lived; often mentioned in the family for his new habit of leaving his priest dress at home and stopping to look for women. In civilian dress, he had a mistress. It was never in my mind to ask for more explanations. More interesting, instead, something I found later in a book: that he, collaborating with Piaz, had helped Cesare Battisti’s widow to emigrate. In the same book was mentioned Orazio Marotta, commissioner in Porto Ceresio. He is a person I met, who often came to our house in Besano to look at the paintings; he even built a decent connection with OA. He was actually the OVRA* local informer, in search of those who went in exile to Switzerland. His interest in art was for, surely, political control of the socialist OA.

*OVRA: Organization for Vigilance and Repression of Anti-Fascism, the equivalent of German Gestapo.

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When I was little, OA told me that while he was in Grigna, painting alone in a canyon out of the way, a wolf appeared in front of him! He picked up a large, flat stone and, holding the stone in his hands like a shield in front of him, he stared at the wolf for a long time, until the beast went away. If it is a fact or a story I couldn’t tell, but the clue I see is the challenge, what it must have been for him in relation to his favorite interlocutor, the landscape.

The bending tree. Father tells me: I saw such a well shaped tree that you could sleep on it. I started to be very naughty, wanted to sleep on it that very night. He grabs a pillow and the son, and they go out together. I was scared of the dark, we went back.

Going out to work on the paintings, vague memories. Playing in the garden, I swallowed a coin and was about to choke. Pinetta [the maid] lifted me by the feet and shook me. The coin came out.

During carnival time father sullied me with coal on my face and went with me to visit Pinetta’s mother -the post-woman of Viconago- who pretended not to recognize me.

In a nearby village, Arbizzo, there was a murder. A corpse was dug up. Pinetta wanted to see the corpse and dragged us with her. She was staying with us while our parents went to Milan. I remember the road, the wall, and on the other side a long mass was lying, entirely covered with brown soil. I was less than four, because when I was four we moved to Besano.

Pinetta used to burn the hair of her legs with blazing newspapers. The poor woman wasn’t pretty. She died young, in the early sixties.

It was the time, during my childhood, that people talked about Lindberg’s son kidnapped and about Sacco and Vanzetti.

Father, returning from Milan, took the train from Varese to Marchirolo and from there to Viconago. His shoes were soaked with water and we were allowed to undo the laces.

From left to right: Rosa, Lori, Alberto, Oreste

From left to right: Rosa, Lori, Alberto, Oreste

Storie di Lombardia.

2007, Domenica Maggio 20, 2:59PM    Nessuno riuscirà mai a convincermi che ho ottant’anni, tuttavia devo ammettere che i ricordi più vecchi si affievoliscono a tal punto che spesso mi chiedo se quei fatti siano realmente accaduti. Come se fossero stati archiviati in fascicoli che, periodicamente vengono estratti per vedere se tutto è ancora a posto, finchè si finisce per ricordare i fascicoli anziché i fatti.  

1931-32. Pecetto-Macugnaga. È come se la casa in cui abitavamo non fosse esistita, solo la porta con dei gradini di pietra e un po’ più in là il torrente. OA mi incaricava di lavare i pennelli. Si strofinavano sul sapone e poi sul palmo della mano finché il colore non si fosse sciolto, poi si sciacquavano nell’acqua del torrente.

Quando posavo per il quadro: Sotto l’ombrellone, mi lamentavo per il formicolio alle gambe.

Poi, sul greto del torrente, OA mi faceva giocare a colpire con i sassi un sasso posto sopra uno più grosso. Invece quando passeggiavamo lungo il lago di Lugano e lanciavo sassi nel lago, OA mi diceva: è proibito, perché fai diventare l’Italia più piccola!! L’argomento era convincente ma mi lasciava qualche perplessità. Questo rende il clima del nazionalismo fascista, anche se evidentemente lui scherzava.

A Macugnaga soggiornava il pittore Moretti Foggia che possedeva una camera fotografica da studio in legno con cavalletto in legno. Non so se usasse cotanto arnese per ritrarre paesaggi da eseguire in studio, so che ci fece una bella foto di famiglia e la cosa che mi rimase impressa è che per scattare la foto, premeva una polpetta collegata all’otturatore con un tubicino di gomma…

Prima, a Pera di Fassa nel 1229 forse, perché lì ho imparato a camminare, precisamente sui preati di Ciampedie, abitavamo presso la celeberrima guida alpina Tita Piaz. Mi raccontavano, io non posso ricordarmi, che il Tita, esponeva dalla finestra  il figlio in fasce perché si abituasse al vuoto e quindi non soffrisse di vertigini. Lì soggiornava certo don Gilardi, di cui si è parlato spesso in famiglia, anche in ragione del fatto che lasciava a casa l’abito e non faceva più il maniaco. Cioè vestiva borghese e usava l’amante. Probabilmente sul posto ignoravano la sua posizione. Non ho mai pensato di farmi spiegare meglio la cosa. Più interessante il fatto, invece, che in un libro l’ho trovato citato come colui che, con la collaborazione del Piaz, aveva contribuito a far espatriare la vedova di Cesare Battisti. Sempre su quel libro ho trovato citato il commissario di Porto Ceresio Orazio Marotta. Costui, che ho conosciuto anch’io, veniva spesso a Besano per vedere i quadri e aveva instaurato un discreto rapporto con OA. In realtà era l’informatore dell’OVRA* per la zona e sopratutto per gli esuli in Canton Ticino. Sicuramente il suo interesse per l’arte era in realtà un controllo politico del socialista OA.

OVRA: Organizzazione per la Vigilanza e la Repressione dell’Anti-Fascismo. L’equivalente della gestapo in Germania.

Oreste Albertini, Neve a Besano, anni '30, oil on tablet

Oreste Albertini, Neve a Besano, anni ’30, oil on tablet

Quand’ero piccolo OA mi raccontava che in Grigna, mentre dipingeva da solo in uno sperduto canalone, gli si presentò un lupo! Raccolse una pietra piatta e larga e tenendola tra le mani davanti a sé, come uno scudo, rimase a lungo a fissare il lupo, finchè questo non se ne andò. Non so se sia proprio vero tutto e lo raccontasse come storia, però rende l’idea della sfida, quello che doveva essere per lui il rapporto con il suo interlocutore privilegiato, il paesaggio.

La pianta storta. Il mio papà mi dice: ho visto una pianta cosi ben fatta che ci puoi dormire sopra. Mi sono messo a fare i capricci, volevo dormirci quella sera stessa. Allora lui prende un cuscino e il figlio e insieme escono. Avevo paura del buio, siamo tornati indietro.

Si andava fuori a dipingere, ricordi vaghi. Giocavo in giardino, ho inghiottito una moneta e stavo per strozzarmi. La Pinetta mi ha sollevato per i piedi e mi ha scosso in giù. La moneta e uscita.

Per carnevale il papà mi aveva sporcato col carbone sulla faccia e mi ha portato dalla mamma della Pinetta -era la postina di Viconago- che faceva finta di non riconoscermi.

Un delitto nel paese vicino, ad Arbizzo. Un cadavere dissotterrato. La Pinetta voleva vedere il cadavere e ci ha tirato dietro. La Pinetta veniva quando i genitori andavano a Milano. Mi ricordo la strada, il muro, e dall’altra parte, disteso, una massa lunga coperta di terra tutta marrone. Avevo meno di quattro anni, perché quando avevo quattro anni siamo andati a vivere a Besano.

La Pinetta si bruciava i peli delle gambe con i giornali accesi. Era bruttina, poveretta. E`morta giovane, nei primi anni sessanta.

Erano i tempi, quando ero bambino, che si parlava del rapimento del figlio di Lindberg e di Sacco e Vanzetti.

Mio papà quando tornava da Milano prendeva il tram da Varese fino a Marchirolo e da lì fino a Viconago. Arrivava con le scarpe bagnate e noi gli slacciavamo le stringhe.

Oreste Albertini, Alberto col cane, 1931-32 oil on tablet, 30 x 38 cm.

Oreste Albertini, Alberto col cane, 1931-32 oil on tablet, 30 x 38 cm.

Oreste Albertini, Dopocena a Viconago, 1930, oil on tablet, 40 x 30 cm.

Oreste Albertini, Dopocena a Viconago, 1930, oil on tablet, 40 x 30 cm.