Aside

AN ARTIST’S FAMILY

ALBERTO ALBERTINI from MILANO (ITALY)

BESANO, 1948: growing up in an artist’s family. I figli di persone fuori norma, vuoi artisti scienziati o che comunque non rientrano nella routine dei mestieri comuni, spesso si trovano a disagio nei confronti dei normali. Io non sfuggivo a questa regola, anche se mio padre, pur degno artista, non aveva atteggiamenti che non fossero più che in linea con la media. Il fatto che vivesse di un’attività atipica e in fondo un po’ eccezionale: esponeva le opere che erano valutate da persone lontane dal nostro modo di vivere, forse, venivano a farci visita, spesso avevano l’automobile, tutto questo mi induceva a pensare di essere anch’io diverso. In che modo non l’avevo ancora deciso però non mi sentivo come il figlio del droghiere o dell’impiegato.

A queste difficoltà se ne sovrapponevano altre, di carattere familiare, forse solo un pretesto per completare il mio personaggio ma, come secondo figlio, ero sempre il secondo: un po’ rachitico perché stavo gobbo, viziato perché mi prudeva il naso e me lo strofinavo, soprattutto era stata la mamma a rinfacciarmi, nei frequenti dialoghi con le amiche, la vita infernale che le avevo fatto fare quando ero ancora in fasce. Per giunta ero anche mancino. In sostanza mi sembrava di disturbare. Forse per questo ero solitario. Credo che accumulando ed elaborando interiormente e inconsciamente questi e altri reconditi complessi, ero riuscito ad anticipare di almeno quindici anni il personaggio incarnato da James Dean. È vero che durante l’adolescenza ho cercato di confrontarmi coi normali, che erano più avanti di me negli studi e quindi cominciai a capire che dovevo perlomeno fare i conti con questa realtà. L’evento decisivo fu però inaspettato, imprevisto e drammatico ma salutare: la disoccupazione contemporaneamente alla gravidanza della moglie. Tre giorni di disperazione per cambiare non il mondo ma me stesso. Con umiltà ho cominciato da zero e da qui può iniziare la storia del mio procedere come tecnico specializzato nelle colonne sonore, negli studi di registrazione: lavorando, studiando fino a costruire studi di doppiaggio e di registrazione discografica. BESANO, 1948.

Children of non-ordinary people, artists or scientists who don’t fit in the common jobs’ routine, often find themselves embarrassed in comparison with other, normal humans. I didn’t escape from this destiny even if my artist father, although rather well known, used to wear the most ordinary behavior. His activity wasn’t ordinary at all, I would say exceptional: the artworks he exhibited were evaluated by persons quite distant from our way of living; when visiting they often came by car, their own car; enough for me to start thinking that I also was different. I hadn’t yet decided how different, but I didn’t feel the same as a grocer’s or an employee’s son.


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Other reasons of distress were coming from the family, perhaps made up by me to complete my character, but being the second son I was always the second: a scrawny boy with the bad habit of hunching the shoulders, spoiled, scrubbing my itching nose. Mother especially, while meeting her girlfriends, was throwing in my face the hellish life she had had because of me since I was a baby. Besides, I was left handed. To sum up, I felt I was bothering. That’s why, maybe, solitude was my escape. I believe that unconsciously processing in myself these and other hidden inferiority complexes, I succeeded in anticipating by at least fifteen years James Dean’s character. As an adolescent I tried to compare myself to regular young people, more advanced in their studies: a reality I had to deal with. In the meantime the decisive event came into my life unexpected, unforeseen, and dramatic: unemployment joined to my wife’s pregnancy. Three days of despair, not to change the world, but to change myself. Finally humble, I started from zero. It was the beginning of my growing as a technician, specializing in sound recording: working, studying to the point I was able to build full dubbing and recording studios.

Much later, 1980-85, discovering American cars and landscape (A.A. has been a photographer since he was 14. He is graciously going toward the end of his Eighties)

 

Alberto Albertini, Fort Lauderdale, Florida

Alberto Albertini, Nashville, Tennessee

Alberto Albertini, ,Fort Lauderdale, Florida

Alberto Albertini, Fort Lauderdale, Florida